Il sito del Gruppo Sportivo Marconi di Cassola
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ARCHIVIO.  L'angolo del Presidente     di Claudio G. Strati

26 maggio 2014
Dopo le furie elettorali torna la calma
Lo sport ne ha bisogno per pensare al futuro

Una siepe lussureggiante con oltre trent’anni di storia schiantata e divelta in mezz’ora, una rete di recinzione lasciata a buchi e con i pali stortati. Per ora è quanto ci resta come “firma” allo stadio comunale, là dove si voleva realizzare il campo da beach volley.
La visione è una specie di day after, dopo quel passaggio improvvido di non si sa quale impresa pressapochistica e raffazzonata (ma dove l'hanno trovata?) spedita, qualche settimana fa, a eseguire il mezzo disastro, quasi una Strafexpedition “punitiva” per la povera siepe, vittima di raptus elettorali.
Ora, passate le elezioni, con il cambio avvenuto a palazzo, i nuovi amministratori dovrebbero riportare tutto alla calma precedente: secondo quanto hanno detto, il campo da beach non si farà più allo stadio.
Purtroppo lo sbrego rimane (prendiamolo come una finestra aperta sulla pista di atletica, che magari prima i passanti non potevano vedere...), per fortuna comunque ci sembra che adesso si segua una scelta più ragionevole. Lo stadio comunale è già “strettino” per atletica e calcio, e gli spazi qui esistenti sono preziosi e essenziali per le due discipline. Staremo a vedere. L’insediamento della nuova amministrazione comunale, con sindaco Aldo Maroso, ci impone di ribadire con trasparenza ciò che abbiamo già rappresentato, negli anni scorsi, alla precedente amministrazione.
Andiamo per sintesi
- comprensione della nostra realtà sportiva, che coltiva lo sport di base e le eccellenze, avendo in questi anni un nucleo di atleti in serie A Oro, eccellenze a livello europeo (e pure mondiali, direi), squadre a livello promozionale e giovanile che primeggiano nel Veneto, staff tecnico che dialoga con le massime strutture federali, ecc. ecc.; come già abbiamo avuto modo di dire, non siamo qui per “scherzare” ma per lavorare con grande serietà;
- valorizzazione della nostra specificità di legame con la scuola, fatto quasi unico e raro in Italia, e esigenza di sostenere questo valore aggiunto per il territorio di Cassola ricordandosene a livello istituzionale per favorire un dialogo già ottimo ma sicuramente migliorabile in alcuni aspetti;
- esigenze strutturali, che ribadiamo come appunti di programmazione, consapevoli delle difficoltà finanziarie dell’ente locale: le principali sono alcune attrezzature obsolete allo stadio e la mancanza di spazi coperti adeguati ai nostri atleti per la preparazione invernale, oltre alla ristrettezza della sala pesi.
Va aggiunto infine, come abbiamo sempre sostenuto, che troviamo azzeccato il sistema di gestione degli impianti sportivi così come strutturato: affidato a un ente esterno di emanazione comunale, senza affidamenti in gestione a realtà sportive che comporterebbe il rischio della “privatizzazione” a proprio uso e consumo da parte di qualcuno, come accade in comuni contermini. Viste anche le storie degli ultimi quattordici anni, ci sentiamo più garantiti da una gestione “pubblica”, se dialogante e non burocratizzata.
Tutto qua. Semplice, no? Ovviamente noi siamo un club sportivo e il nostro ruolo sarà quello di operare (come sempre) rispettosi delle scelte dell’amministrazione. Ci auguriamo che ci sia una collaborazione vera.
Buon lavoro. A loro e a noi.

27 aprile 2014
Beach volley allo stadio, avanti c'è posto
Ma ricordatevi del futuro dell'atletica

Lo stadio diventa un po'... spiaggia. Che c'azzecca? Sicuramente poco.
Ma a quanto ci dicono (in via ufficiale comunicazioni zero) il Comune è intenzionato a trasportare i campi di beach volley di San Giuseppe dentro lo stadio di via Monte Pertica, nell'angolo sud ovest.
E il trasloco avverrebbe in tempi record, ovvero già entro maggio, prima del voto amministrativo. Sono voci che riportiamo come ci arrivano, ma corroborate dal già fulmineo inizio lavori: una larga fetta di siepe è stata demolita in un men che non si dica.
Perchè spostare dei campi che già ben svolgono il loro ruolo? Il motivo sarebbero le proteste di alcune famiglie nelle vicinanze.
Di certo qualche schiamazzo d'estate ci sarà, e magari un po' di polvere. Davvero impossibile regolamentare la vivacità dei giovani beacher? Anche chi vive in via Piave sopporta luci accecanti e voci di speaker del Mercante, ma non per questo si trasporta il velodromo altrove. E pure in via dei Mille il calcetto evoca rumori e pallonate, trattenute dalle reti, e fari sulle case tutt'intorno a un metro. Anche chi vive su una statale difficilmente riesce a far deviare auto e tir...
A parte le battute, riteniamo la scelta irragionevole perché lo stadio è già strettino per atletica e calcio, e lo spazio indicato viene utilizzato spesso per attività di contorno di atletica e di calcio. Per non parlare delle polemiche, per fortuna superate, sui fili d'erba da tutelare: allora si diceva che quello spazio era esiziale per non appiattire il rettangolo verde...
Quindi la cosa nuocerà in prospettiva all'attività, che si ritroverà con minori spazi. E inoltre quell'angolo era stato da noi indicato all'amministrazione come luogo ideale per uno spazio palestra, collegato a una mini e spartana struttura indoor per l'attività invernale, utile peraltro anche alla scuola Marconi.
Sappiamo bene trattarsi di un progetto non realizzabile subito, viste le difficoltà finanziarie, ma ora ci tolgono anche eventuali chance future.
Gli amici della pallavolo, che ci risulta non essere tanto contenti della scelta perché preferivano avere il beach a due passi dalla loro palestra e dai loro spogliatoi, non ce ne vogliano. Ci siamo già spiegati con loro. Restiamo convinti che si tratti di una decisione che non viene incontro né a chi è già allo stadio (anche nel calcio abbiamo sentito stupore, anche se i vertici hanno dato l'ok) né a chi ci arriverà.
E' stato davvero un miracolo, tre anni fa, avere la pista nuova. Dopo sette anni di nostre pressioni il Comune l'ha rifatta, usufruendo anche di un cospicuo contributo regionale, ed è stata una cosa azzeccatissima. Era urgente come aggiustare il tetto sfondato di un edificio, perché ormai il manto perdeva i pezzi e si attaccava pericolosamente ai chiodi delle scarpe: proseguire sarebbe stato insostenibile. Quindi benissimo, quell'opera ha contribuito fortemente alla crescita del Gs Marconi, ma anche allo sviluppo di un segmento dello sport giovanile a Cassola e, non dimentichiamolo, all'attività delle scuole.
L'atletica però cresce con notevoli altri limiti: attrezzature obsolete (l'area di caduta dell'asta ha più di trent'anni, è da tempo fuori agibilità per le gare e siamo sempre lì a dargli un'aggiustata), palestre da mendicare anche fuori comune d'inverno, gabbia dei lanci fuori norma, sala pesi minuscola e insufficiente per il volume di attività che abbiamo oggi, eccetera eccetera.
Non sono novità. Si tratta di problemi di cui abbiamo sempre parlato con trasparenza agli amministratori, consapevoli che il Comune ha anche molte altre incombenze e che su tante esigenze, attraverso la Polisportiva comunale, ci ha sempre dato una mano.
Lo sport giovanile però è sociale, è prevenzione, è priorità.
L'ultima riunione delle società cassolesi nella polisportiva ha visto un'aria dimessa e rinunciataria: da anni si ascoltano le medesime problematiche, riguardanti soprattutto la manutenzione e l'adeguamento delle palestre, ma nulla o quasi è cambiato.
Oggi sapere che un impianto a posto viene smantellato e trasportato altrove, con i costi relativi, ci rende tutti perplessi. Appunto perché le risorse sono poche.
Settimane fa, sentita (per puro caso) l'idea, abbiamo anche scritto una lettera all'amministrazione dimostrando la nostra contrarietà e segnalando un punto di vista che riteniamo utile. Nulla abbiamo più saputo.
Anche noi, nel nostro "piccolo", abbiamo fatto i miracoli in 13 anni di attività. Non solo siamo tra i club più numerosi del Comune, con quasi 200 atleti, ma per due anni di seguito siamo stati premiati come quinta società del Veneto nel promozionale, abbiamo conquistato oltre venti titoli italiani (tra cui uno assoluto) e sette maglie azzurre, e l'anno scorso nostre atlete hanno contribuito in modo rilevante alla promozione in Serie A Oro della collegata AV Frattin Auto/Despar, quindi nella massima serie nazionale assoluta.
In sostanza, vogliamo sottolineare, significa che il nostro club fa sport con enorme serietà, portando il nome di Cassola in Veneto, in Italia e all'estero.
Non vorremmo che qualcuno pensasse che siamo qui per scherzare. Al contrario, la nostra attività non è da snobbare, ma da sostenere al massimo, non fosse altro per il grande impegno dei nostri ragazzi e dei nostri allenatori, in un mondo sicuramente non dorato come accade in altre discipline, sviluppando l'approccio allo sport di base per tutti e valorizzando le eccellenze.
Lo diciamo con umiltà, ma anche con un orgoglio che desidereremmo, obiettivamente, più condiviso nelle alte sfere.

15 marzo 2014
Junior team, terzo anno e terza dimenticanza
Decisamente un po' troppo

Periodicamente ci ritroviamo ad avere a che fare con scelte federali per lo meno discutibili. Accade spesso, ma quando queste vanno a penalizzare singoli atleti, e senza un perchè, oppure con delle motivazioni poco chiare, la cosa dà fortemente fastidio. Così anche stavolta la storia si ripete. Era già accaduto un paio d'anni fa con Francesca, martellista doc, finalista ai tricolori, quinta assoluta veneta di sempre (!): uscirono i nomi dello Junior Team veneto e lei non c'era. Arrabbiatura, reclamo e giusta cooptazione dell'atleta, come suo diritto.
Dopo di lei, tocca a Chiara. L'anno scorso ripetizione della vicenda. Non viene chiamata nello Junior Team: ci tocca reclamare, alzare la voce, e allora se ne accorgono. E per forza, con i risultati che aveva.
Adesso scocca la nuova stagione e cosa succede? Il tris. Chiara va anche meglio del 2013, ma nel 2014 non c'è. Seconda martellista junior del Veneto, settimo posto ai campionati italiani, 50 metri di personale, assiduità di allenamento e costanza di rendimento. Ma non c'è posto nello Junior Team.
Insomma siamo alle solite, ci tocca di nuovo esternare la nostra incavolatura.
Ora, l'abbiamo già scritto, entrare nel team non è che significhi chissà che: alcuni raduni di riferimento, un po' di "assistenza" in più. Null'altro, dal punto di vista concreto. Si può essere leader restando a casa propria e rinunciando alle chiamate quelle due o tre volte l'anno.
Ma sotto il profilo della gratificazione dell'atleta, invece, la cosa conta. Hanno "inventato" lo Junior Team per venire incontro agli atleti, far loro sentire che c'è attenzione, limitare gli abbandoni che a questa età sono tanti per l'atletica veneta e italiana. Così facendo, invece, li demotivano, creano graduatorie poco chiare, dove ciascuno comincia a pensare che il collega c'è per qualità diverse dal merito, o per meriti del suo allenatore, o per chissà quale altra raccomandazione...
E' il decrepito sistema italiano che prende forma anche nelle scelte sportive? Il dubbio c'è, ed è anche piuttosto profondo.
Giustamente i nostri tecnici si chiedono: ma cosa deve fare, Chiara, perchè nelle alte sfere "si ricordino" di ciò di cui è capace, senza doverlo andare a rivendicare, senza dover noi mendicare un riconoscimento? Ci sono dei parametri chiari e semplici in base ai quali effettuare le convocazioni? Dei criteri trasparenti?
Non ci sono. Se uno ti dice "Devi fare il minimo olimpico per entrare nello Junior Team", ti metti il cuore in pace perchè non ce l'hai. Ma se sei fortemente convinto/a di avere il diritto di esserci, sia perchè sai quanto ti alleni e quanto rendi, sia perchè conosci bene il panorama di tutti gli altri atleti regionali, e ti snobbano, beh è chiaro che ti girano le scatole.
Però il tempo corre e le cose rimangono immutate. Tre volte per tre anni di seguito. C'è qualcosa che non funziona e se siamo convinti che si debba rinnovare l'atletica abbiamo bisogno di dare input chiari e soprattutto precisi e rigorosi.
Intanto forza ragazzi, restiamo in casa nostra e continuiamo a lavorare sodo. Del valore indiscutibile del nostro "Cassola Team" sappiamo già tutto.

31 dicembre 2013
Siamo un club consolidato e strepitoso. Bravi!
Avviso alla federazione: non rompiamo il giocattolo che funziona

Chiude un’annata con i fiocchi che ci ha dato moltissime soddisfazioni. Come negli ultimi anni, ma forse anche un po’ di più.
Il Gs Marconi è una realtà che macina risultati. Beatrice tricolore e azzurra, argento alle Gymnasiadi, Andrea e Simone secondi e terzi agli italiani con il podio di Erika e le performance di Riccardo, Edy, Gloria prima d’Italia nel lungo, Laura Beatrice e Francesca trainanti per la promozione in A Oro, i Cadetti seconda forza del Veneto, i Ragazzi nell’élite regionale, Chiara finalista in A Oro U23, una sfilza di campioni provinciali e regionali, numerosi i convocati alle feste annuali provinciale e regionale…
E un mucchio di altri risultati che è impossibile qui ricordare tutti. Diciamo che quando arrivano i marconiani non c’è più nessuno che li snobba: la forza sta nelle eccellenze ma anche nella capacità di esserci e fare squadra, e quando arrivano le belle cose “di gruppo” personalmente le ritengo quasi le migliori. Senza ovviamente dimenticare le emozioni che ci regalano i singoli.
Nel 2014 tanti atleti grigio arancio, con la maglia “storica” marconiana o con quella orange della nostra collegata AV, stiamo certi, ci faranno ancora sognare.
Il nostro club è un signor club. Di recente ci sono anche state le new entry nel consiglio direttivo di Luciano ed Elisa, e il corso allenatori seguito da una decina dei nostri: seminare bene è utilissimo. Ciò che può invece rendere meno roseo il prossimo futuro è quella tendenza italica che sta coinvolgendo la nostra federazione un po’ a tutti i livelli. Ovvero: c’è la crisi, le società sportive sono sempre più in difficoltà già per loro conto, gli aiuti economici “esterni” vengono a scarseggiare eppure, proprio in questo momento, si vanno a spremere giusto le società di base che portano avanti questo bellissimo sport.
Una ricerca dell’efficientismo che sembra parecchio miope. Abbiamo cominciato con le multe per le assenze alle gare del cross, ora iniziamo l’anno con un aggravio notevolissimo dei costi federali di adesione e tesseramento (facciamo da banca alla federazione con la promessa di restituzione da marzo in poi delle quote maggiori versate, ma c’è già chi dice che sono le prove generali per poi nel 2015 consolidare gli aumenti) e, dulcis in fundo, con la prospettiva che pagheremo tasse gara per tutto l’anno non solo nell’indoor al nuovo pala indoor di Padova (bella struttura, e si questa era ovvio che ci sarebbero stati dei costi), ma anche per tutta la stagione estiva nell’outdoor, sia nelle gare regionali che provinciali.
Questa escalation ha, nei suoi proponenti, anche delle motivazioni: anche in altre regioni si fa così, accumulare più soldi per i premi di fine anno alle società, dare un incentivo a chi organizza gare (perché la metà degli incassi resta alla società di casa), “responsabilizzare” di conseguenza quei club che non organizzano mai nulla… Ma c’è sempre un ma.
Ad esempio chi ha la fortuna di avere un campo scuola sempre libero, può organizzare qualsiasi cosa dall’oggi al domani: resta a casa sua, non ha spese di trasferta e incassa. Chi ha a che fare con il calcio, sa che non ha lo stadio sempre a disposizione, quindi organizzare diventa più difficile. Chi ha pochi atleti se la cava con pochi euro, chi (come noi) ha sviluppato il movimento e va a fare 50 e più gare l’anno spesso con decine di atleti, sentirà la differenza. Noi organizziamo due-tre gare l’anno, cercheremo di fare qualcosa di più, ma anche patrocinare una gara ha dei costi, perciò di primo acchito potremmo pensare di fare una patta quando siamo in casa, e di perdere quando siamo fuori.
C’è un momento di quasi follia per cui nessuno sa cosa accadrà davvero. L’unica cosa certa è che ci saranno altri soldi da sborsare: e tra minori sponsor, minori entrate da iscrizioni (la crisi sta molto colpendo i bilanci familiari), maggiori spese istituzionali, si rischia di compilare liste poco accattivanti di diverse migliaia di euro.
Decisamente sembra una deriva molto difficile. Da una parte potrà funzionare, ce lo auguriamo. Dall’altra potrebbero essere invece colpi letali al cuore del movimento, molto cresciuto negli ultimi anni: queste novità infatti potrebbero indurre le società a partecipare alle gare con meno atleti possibile. Oppure a portare solo i “bravi”. Scelta sbagliatissima e contraria alla filosofia marconiana.
Diciamo che quello federale appare un gioco un po’ d’azzardo, del quale non si sanno le conseguenze. Ma sperimentare potrebbe essere pericoloso. Se ci sono problemi di soldi, si operi la necessaria spending review, senza andare a toccare la base. Le società d’atletica non sono le (ex) galline dalle uova d’oro presenti in altri sport , e ragionare in termini “fiscali” nei loro confronti è errato.
In materia di etica e lealtà sportiva la federazione ha lanciato alcuni segnali, dalla carta etica in poi. Serve molto di più, occorre ripulire le mentalità soprattutto di chi arriva da decenni addietro, dare una sterzata in materia di lotta al doping più decisiva. La cronaca vissuta ci conferma che ci sono ancora personaggi che pensano di poter portare a spasso su vassoi d’argento atleti come fossero loro proprietà, cosa già segnalata anni fa, al tempo della nostra carta etica, a livello federale, senza peraltro avere grandi risposte. E così le cose accadono ancora. Sempre meno, ci auguriamo.
In materia di etica e lotta al doping, portiamo come fiore all’occhiello sia l’amicizia con Deedee Trotter (Test Me I’m Clean), sia quella recente con Alessandro Donati, l’uomo che ha combattuto per decenni da solo il fenomeno doping e che abbiamo avuto l’onore di vedere ospite nel nostro stadio quest’anno a parlare ai ragazzi. In Italia si sta muovendo anche “A Come Atletica”, associazione che vuole combattere il doping. Ci auguriamo che funzioni: non ci servono campioni senza valore, ma atleti tecnici e dirigenti consapevoli.

12 novembre 2012
Annata strepitosa grazie alla forza del Gruppo
Entriamo anche in consiglio regionale e ci faremo sentire...

Un anno a quattro, o cinque, stelle, il nostro 2012. Davvero non sappiamo come definire questa bellissima stagione, chiusasi con soddisfazioni inimmaginabili.
La ciliegina finale è l'elezione del nostro Luciano Pigato tra i 14 del consiglio regionale della Fidal. Ho voluto personalmente proporre la sua candidatura alle società "amiche" del circuito collegato ad Atletica Vicentina e la risposta è stata positiva, così come i voti raccolti per l'elezione sono stati numerosi. A Luciano riconosco una buona visione, diciamo così, della "politica sportiva" e sarà importante avere un sensore in più a livello Veneto.
Ora anche il gruppo marconiano avrà un suo portavoce a Padova e, visto che in questi anni abbiamo tracciato delle strade innovative, sarà importante farci sentire. Non sarà tutto zucchero e nel consiglio porteremo dei contributi (anche scomodi) che ci auguriamo faranno breccia, a differenza di quanto accaduto nel passato. Sappiamo che in Fidal ci sono incrostazioni inamovibili, ma bisogna avere fiducia che un po' alla volta si possa cambiare qualcosina. L'elezione di persone come Pigato e Corallo, i due candidati sostenuti ed eletti dal gruppo di società, come il Gs Marconi, del “consorzio” collegato ad Atletica Vicentina, oppure come Moz, dirigente trevigiano con cui abbiamo già avuto collaborazioni importanti e condivisione di temi fondamentali, ci dà speranze su un rinnovamento anche di idee e di contenuti.
Dalle piste e dalle pedane sono invece venuti i motivi di orgoglio per i nostri ragazzi in una stagione lunghissima. Lo staff tecnico ha saputo cucire un vestito giusto ad un gruppo sempre più numeroso (quest'anno nuovo record statistico di tesseramenti, ben oltre i 200), che ha stupito proprio per la sua omogeneità. Di solito si fanno i bilanci citando i big, io desidero invece partire da questa realtà di base: Ragazzi e Cadetti seconda forza del Veneto grazie anche a tutti quegli atleti che hanno coperto ruoli e posizioni per trascinare la squadra. Un esempio che ben riassume ciò è Lorenzo: disponibile all'ultimo minuto a coprire un posto nella staffetta veloce che va a vincere il titolo regionale, disponibile mesi dopo a sacrificarsi nella marcia alla finale dei Cds.
Senza i tanti Lorenzo non saremmo dove siamo. Dobbiamo mettercelo in testa tutti: o sapremo continuare ad essere gruppo vero, con umiltà e passione, o non saremo.
Dopo di che, è stata proprio la realtà di gruppo che ha favorito l'espressione di tanti atleti di vertice. Tra gli assoluti, numerosi come mai quelli che hanno potuto affacciarsi a competizioni nazionali e internazionali, da Laura a Francesca, da Chiara a Eros, da Claudia a Fabio. A livello veneto si sono svegliati e hanno chiamato nel Progetto Juniores la Francesca, che aveva abbondantemente i titoli per esserci già all'inizio.
E nelle categorie giovanili è stato un crescendo di posizioni ai vertici regionali e italiani: dai Ragazzi Andrea 1 e Andrea 2, Amar, Riccardo, Gloria, Gaia, Lucia, Francesca ecc. ecc. (di certo dimentico qualcuno) ai Cadetti Beatrice, Andrea, Eric, Serena, Simone, Stefano, ottimo sestetto ai campionati italiani, Ron, Erika e anche qui devo dire eccetera eccetera.
Con due fiori all'occhiello, anche questi da incorniciare: la conquista del trofeo regionale Vimar Cadetti e il titolo regionale (ormai sicuro, se le classifiche ci sostengono: altrimenti saremo lì a due passi) nei Cds di prove mutiple Ragazzi.
Quattro i titoli italiani individuali con Bea, Laura e Simone, più un argento in Champions con Francesca. Cosa vogliamo di più?
In vista del 2013 nello staff sono arrivati i nuovi tecnici Laura Bordignon, pluricampionessa tricolore del disco, e Marco Maddalon, chiamati a dare il meglio nell'amalgama marconiano. Tutte le premesse per fare bene ci sono.
Buon lavoro a tutti

23 dicembre 2011
2011, 2012, talenti progetti e annunci. L'importante è lavorare (ce lo dice l'esperienza)
Un 2011 alla grande. Ogni anno ce lo diciamo, che è da incorniciare. Tanto più stavolta, poichè vediamo, oltre ad individualità di grande spessore, anche un'affermazione davvero di gruppo. Le classifiche di fine anno della Fidal ci rendono davvero orgogliosi. Nei settori giovanili siamo andati come treni: Ragazzi e Ragazze primi in provincia e secondi nel Veneto nelle prove multiple a squadre; Ragazzi e Ragazze quarta forza del Veneto nei campionati di società; e nelle classifiche del Trofeo Giovanile (dove si conteggiano i risultati di atleti con almeno 5 specialità praticate), tra le società venete Ragazzi primi in provincia e quarti nel Veneto, Ragazze seconde in provincia e none nel Veneto, Cadetti terzi in provincia e undicesimi nel Veneto, Cadette terze in provincia e diciottesime nel Veneto.
Davvero il curriculum marconiano 2011 è tutta una sorpresa. Siamo tra le primissime società venete. E se poi andiamo a guardare le individualità, rischiamo le vertigini, e non solo nel giovanile... Provo a riassumere (di certo dimenticherò qualcosa) partendo dai più piccoli. Intanto, alla festa provinciale, premiati Simone e Petra come migliori Ragazzo e Ragazza 2011; Erika per il record provinciale nella marcia; Serena per quello del disco Cadette; Lucia e Giulia tra i migliori Esordienti dell'anno.
Tra i Ragazzi abbiamo Petra e Gloria 4a e 5a nelle classifiche regionali del Trofeo Giovanile, Simone con un oro regionale; tra i Cadetti annata doc con Beatrice e Andrea leader regionali del lungo, loro due e Serena e Ron medagliati ai regionali, e ai tricolori Beatrice (4. posto!), Andrea e Serena. Salendo un gradino ecco lo scudetto Under 18 Allieve con AV firmato anche da Chiara, mentre Francesca al primo anno junior è finita a gareggiare agli assoluti e alla finale A Oro dei Cds! Da loro due, più Eros e l'altra Chiara, sono anche arrivate medaglie prestigiose ai campionati regionali tra Allievi e Juniores. A livello assoluto abbiamo mandato in archivio un anno da vertice con Laura: tre titoli italiani (tra cui uno assoluto indoor) su quattro, maglia azzurra e 7. posto agli Europei U23, seconda prestazione italiana dell'anno, con corollario l'entrata nel Centro Sportivo dell'Esercito. Mentre Rocco, con Riccardi, ha messo una firma sul suo secondo scudetto (assoluto). E che dire di Mauro, capace di 1'26" nella mezza maratona, frutto di un impegno caparbio. O del sempiterno Luigi, autore di un bronzo agli europei Master.
Aggiungiamo che il Comune ci ha rifatto la pista e possiamo constatare che il panorama è, come si vede, più che stimolante: tanto più che per la prima volta nel 2011 abbiamo sfondato la quota dei 200 tesserati. Ovvero, la realtà marconiana è una specie di macchina in crescita continua.
Un minimo di rammarico ci ha preso solo quando non abbiamo visto nostri atleti inseriti nel "Progetto juniores" della Fidal Veneto. Ma l'incavolatura ci è passata subito, memori di precedenti esperienze: anni fa ne avremmo sofferto, oggi tutto sommato ci sentiamo più saggi di allora e non ci preoccupiamo. La Federazione ha avviato il suo progetto nel quale ha inserito una trentina di atleti regionali da tenere sott'occhio insieme ai loro allenatori. Il 2012 è anno olimpico, oltre tutto ci saranno anche i rinnovi delle cariche Fidal e ogni tanto appare giusto fare un po' di comunicazione e di annunci sulle giovani promesse dell'atletica veneta. Il problema qual è, però, a nostro giudizio? Che quando si fanno queste operazioni si rischia di continuare a incensare i "bravi" - ovvero quelli che eccellono per risultati in questo momento - dimenticando le seconde e le terze file, che poi sappiamo tutti che sono il vero futuro. Nel senso che un fenomeno può anche appannarsi e sparire, mentre l'atleta costante e meno in vista, che magari non fa risultati eclatanti ma che lavora e cresce sotto traccia un po' alla volta, è quello che un domani - se la fortuna lo assiste - può dare le migliori soddisfazioni in termini di affidabilità e continuità.
Ormai un po' di esperienza ce l'abbiamo ed è proprio questa a suggerirci il ragionamento. Purtroppo esiste un cliché consunto che vede (anche da parte di miei colleghi giornalisti, sppure in buona fede...) continuamente esaltare i più forti, con un copia e incolla perfino troppo facile, e non approfondire mai cosa e chi c'è dietro. Insomma si scrive più o meno sempre il solito articolo e si tralascia il "core business" del movimento. Gli exploit dei big quasi sempre sono frutto di un lavoro corale e dell'espressione di un impegno societario. Quindi sarebbe bene citare e scoprire anche i nomi meno talentuosi ma che meritano comunque un minimo di visibilità. Se non lo si fa, peraltro, si ottiene un effetto negativo: deprimere chi, in questo momento, non fa risultati eclatanti. Ed è la cosa peggiore che si può fare, perchè significa deprimere il futuro non solo di questi ragazzi, ma dell'atletica. Perchè negli anni abbiamo visto tanti talenti venire osannati ma anche sparire all'orizzonte (abbandoni, sindromi da "vinco tuto mi", delusioni per le troppe aspettative su di loro riposte, ecc.), lasciando fior di penne senza un perchè: e mai che qualcuno sia andato a capire cosa mai fosse accaduto al big di cui aveva scritto tante volte e tanto bene. Sarebbe un peccato anche demotivare gli altri che sanno di valere e che aspettano i tempi dovuti per venire fuori.
E purtroppo abbiamo visto anche tanti talenti passare dagli altari all'anonimato, gasati da un sistema che purtroppo non ha saputo assisterli e motivarli quando veniva meno il clima dei successi. Sì, perchè - questa è la nostra teoria - un atleta conta soprattutto quando subisce cali di tensione e voglie di mollare tutto: quello è il punto critico da cui rilanciarsi.
Ecco, anche il "Progetto juniores" di Fidal Veneto corre questo rischio. Mette in cornice una trentina di bravissimi atleti, con allenatori e nomi immagine, ma magari per dover fare delle scelte trascura altri bravissimi ragazzi e ragazze che sudano nelle società venete (anche quelle meno in vista e, diciamo pure, meno vicine alle stanze dei bottoni). Già si sente di qua e di là che c'è chi è scontento perchè manca qualcuno dei suoi. Per fortuna, comunque, il cittì regionale Agostini ha detto che il progetto è aperto. Anche noi abbiamo, direi, tre nomi che promettono bene e che starebbero benissimo dentro il progetto, e altri alle porte. Mi sento comunque di rassicurare loro e i nostri allenatori: l'importante non è entrare nel progetto (se sarà il caso, meglio), ma lavorare con continuità sulla nostra pista e sulle nostre pedane. L'esperienza ci dice, ad esempio, che Laura e Rocco non entrarono mai in cordate tipo "Progetto talento" (allora c'erano anche soldi a sostegno, oggi no) e simili, finite piuttosto male secondo il giudizio comune, eppure sono andati molto più avanti di tanti colleghi che hanno già salutato l'atletica da anni nonostante i favori dei pronostici e gli inserimenti nel novero dei fenomeni.
La nostra sarà una ricetta anche sempliciotta, ma produttiva. Con questa certezza in tasca, il nostro 2012 sarà comunque un altro anno importante per lo sport di tutti, e sottolineo tutti, i nostri ragazzi, che sono l'humus di un lavoro collettivo da cui possono scaturire eccellenze ed esperienze sportive significative. Garantito.

14 agosto 2011
Pista nuova, atletica marconiana sempre più in alto
La pista tutta nuova nel nostro stadio conforta l'animo e crea nuove attese. Dopo sei o sette anni di pressioni, finalmente l'impianto è diventato una realtà. Va ringraziato il Comune che è riuscito, nonostante il difficilissimo periodo che vivono gli Enti locali, a realizzare un'opera molto attesa, ad aver dato il giusto risalto a uno stadio tra i più belli della provincia e ad aver voluto sostenere l'attività del nostro Gruppo enormemente cresciuta in questi anni. La programmazione dell'opera era ormai fissata da qualche anno, era stato reperito un finanziamento regionale importante, ma come si sa i tempi burocratici a volte possono diventare interminabili. Invece la scelta fatta un anno fa si è concretizzata.
Ovviamente la pista tutta nuova ci stimola a fare sempre meglio. Senza, la nostra attività avrebbe potuto incontrare grosse problematiche in termini operativi e d'immagine, con anche il rischio di non poter più organizzare eventi e meeting. Pericoli ormai alle spalle.
Dobbiamo guardare invece al futuro: di certo su questa pista si possono pensare eventi importanti e rinnovati, a partire da un trofeo Scuole a Staffetta, destinato a tutta la provincia, di maggior spessore, per poi procedere anche con riunioni non solo giovanili. Anche il Comune ci chiede un lavoro di questo genere. Certo serviranno energie umane e risorse, e quindi non sarà facile. Ma come sempre cercheremo di fare il meglio, calibrando i passi sulle nostre possibilità.
Viviamo annate molto speciali. Dalle categorie assolute con punte a livello italiano ed europeo, a quelle giovanili ormai trasformate in squadre di prima grandezza a livello regionale, davvero sembra un sogno quello in cui ci troviamo immersi. Al contrario, si tratta di una realtà concretissima, frutto di un lavoro continuo dello staff tecnico e di una programmazione che si è dimostrata giusta. Nel gruppo degli allenatori quest'anno ci sono state delle new entry importanti, altre ce ne saranno.
Non ci resta che proseguire, con umiltà ma con determinazione, sui nostri passi.

22 febbraio 2011
Siamo una squadra bella e motivata. Continuiamo così

Non poteva iniziare meglio il 2011, l'anno del nostro decimo compleanno. Il doppio oro tricolore di Laura ai campionati italiani indoor di Ancona è veramente un regalo incredibile, soprattutto il titolo assoluto: sia perchè avere la numero uno d'Italia in casa inorgoglisce, sia perchè il risultato (6 metri e 29 nel lungo) parla di un'atleta determinata e ottimamente preparata sotto il profilo tecnico e fisico dal nostro staff. Ci piace sottolinearlo, perchè è un po' la conferma del nostro progetto di sport giovanile: lavorare in serenità, con umiltà, con spirito di collaborazione tra tutti.
Il rinnovamento di mentalità avviato anni fa è stata una saggia decisione. Sono arciconvinto che per crescere ci sia bisogno soprattutto di un clima ideale, ed è quello a cui teniamo di più. In effetti i successi di Laura sono anche merito di un Gruppo che si allena con amicizia e con costanza, senza compartimenti stagni e pronto a sostenere i suoi portacolori. Oltre tutto, se guardiamo dietro Laura, vediamo un panorama davvero bellissimo. Quasi 150 atleti in pista, tanto sport di base, la soddisfazione di avere molte punte di eccellenza che vengono avanti. Non è un caso se, nel 2010, abbiamo avuto trenta migliori prestazioni dei nostri atleti collocate tra le prime dieci d'Italia.
Di certo l'obiettivo numero uno della nostra associazione è far fare sport a tutti, perchè fa bene e perchè fa crescere. A nessuno chiediamo di essere un "campione", e tutti hanno diritto di fare ciò che riescono. Ma se poi riscontriamo anche degli ottimi risultati, significa che il lavoro che si fa quotidianamente è di buona qualità e che i nostri ragazzi ci prendono gusto a fare bene, anche se magari prima non pensavano che quello fosse il loro obiettivo. Lo sport, in qualche modo, è una scoperta di un mondo nuovo.
E così abbiamo Rocco nono d'Italia assoluto nel lungo, Andrea e Beatrice numeri uno under 15 del Veneto nei salti, la stessa Beatrice premiata dalla Fidal Veneto come "migliore Ragazza 2010", abbiamo avuto i numeri uno provinciali tra gli Esordienti Gloria e Riccardo, seguiti nei primissimi posti da Amar e Giuliana. E ora continuiamo a vedere progressi: Alessia, Gloria, Petra e Riccardo convocati nella rappresentativa provinciale Ragazzi, Ron tra i migliori tempi del Veneto nella velocità Cadetti, e tra i più grandi Chiara, Francesca e Eros già in possesso dei "minimi" per partecipare ai campionati italiani estivi. Senza dimenticare dei veri e propri scoop tra le Ragazze nella corsa campestre: averne quattro nelle prime 20/25 del Veneto nelle gare regionali (è successo più volte con Gloria, Erika, Alessia e Sara) è veramente una cosa che non avevamo mai visto. Questi sono solo alcuni momi che vengono in mente, ma ci sono i vari Andrea, Eric, Fabio, Simone, Elisa, Alessandra, Marcus, Bruno, Nicola ecc. ecc., e tanti altri "marconiani" pronti a fare molto bene, e una piccola valanga di nuovi Ragazzi e Cadetti, Ragazze e Cadette che con la primavera inizieranno a calcare le piste. Una bella soddisfazione è stato il meeting da noi organizzato in palestra a Pove, dove abbiamo visto il coinvolgente entusiasmo dei più piccoli, Esordienti e Pulcini. Altrettanto dicasi per i "nonnini", i Master, ricchi di passione con Luigi in testa.
Il 2011 è importante anche perchè il Comune di Cassola ha garantito il rifacimento della pista: da giugno ad agosto, pertanto, il nostro impianto verrà rinnovato e questo è un altro passaggio fondamentale per noi, poichè attualmente la pista cassolese è veramente alla frutta. Insomma gli ingredienti per migliorare ancor più la nostra ricetta ci sono proprio tutti.
Un ringraziamento è d'obbligo al gruppo dei tecnici ed accompagnatori: in ordine di categorie allenate (dai più piccoli ai più grandi), sono Valentina, Barbara, Alberto, Antonio, Diana, Daniele, Chiara, Mirko, Luciano, Natalina, Devis, con i nuovi arrivi e le nuove collaborazioni di Giulia e Piero, quest'ultimo specialista a livello nazionale, e Francesca e Nicola. Grazie all'insostituibile Marina, a Francesco e Giacomo per la parte gestionale e organizzativa. Dai che siamo una bella squadra.

25 maggio 2010
I nostri primi dieci anni. Ecco come siamo nati: non leggende ma realtà

Questo 2010 ci fa vivere la nostra decima stagione di atletica leggera. Da quel maggio 2001 sono passati ormai più di nove anni, ma siamo nel pieno dell'annata numero 10. Da allora tanti momenti sono stati vissuti, tante gare e tanti risultati hanno scritto la nostra storia. Tra tante gioie e qualche momento difficile, c'è sempre stata una costante: la crescita del nostro movimento, anno dopo anno, in termini di ragazzi e ragazze, tecnici, energie, idee, allenamenti, trasferte, competizioni, eventi. Una stimolante avventura, che ho avuto la fortuna (e l'onere!) di vivere minuto per minuto, come ideatore e fondatore, come segretario nel periodo di presidenza Strolego e quindi come presidente. Un'avventura che vuol proseguire con grande determinazione.
In vista del decimo compleanno, intanto, ci siamo regalati una bellissima ed elegante nuova tuta che sta facendo furori: bianco, arancio e nera, con il grande albero sul petto e sulla schiena simbolo del nostro club. In questo momento molto particolare è giusto ricordare - esattamente - come siamo nati. Anche per chiarire i fatti e fugare eventuali versioni non attinenti alla realtà.
In effetti non abbiamo chiesto il permesso a nessuno, per esistere. Il Gss Marconi Cassola (così si chiamava all'inizio, Gruppo Sportivo Scolastico Marconi) vide la luce in una settimana ed esclusivamente per l'idea del sottoscritto, che la sottopose all'allora dirigente scolastico Egidio Bizzotto. Il quale si entusiasmò e la prese al volo. Correva l'anno 2001 e il 30 aprile, a stagione già iniziata, il Gruppo Atletico Raasm, che da anni gestiva l'atletica leggera a Cassola, decise di chiudere i battenti. I signori Bonetti, allora dirigenti di quella società, comunicarono che l'esperienza Raasm era da considerare finita. Scattò così in pochi giorni l'idea di creare un nuovo club, collegarsi alla scuola Marconi e proseguire l'attività della quindicina di ragazzi e ragazzini rimasti. Si volle così ribaltare una situazione molto anomala che si era venuta, chissà perchè, a creare: tra Raasm e la scuola non c'era collaborazione, il che appariva del tutto innaturale, vista la vicinanza tra l'edificio scolastico e la pista di atletica...
Preparai i documenti di affiliazione e il preside Bizzotto li firmò subito, come presidente pro tempore della società. L'altra dirigente e segretaria della prima affiliazione fu Marina Monselesan. Prezioso l'aiuto, in termini di consigli e suggerimenti, che ci venne da Paolo Valente, tutt'oggi presidente regionale della Fidal, il quale mi fornì anche le carte del gruppo sportivo formato anni prima in seno alla scuola media di Marostica, dove trovai alcuni spunti per integrare il nostro statuto. Dopo di che il preside sottopose il tema in consiglio d'istituto e indicò la prof. Bonotto, preventivamente da noi già contattata per conoscerne la disponibilità, esperta di atletica, come responsabile tecnico degli allenamenti, che si tenevano nei momenti di orario sportivo scolastico del pomeriggio. Si trattava di un'alleanza scuola-genitori. Che tra l'altro ebbe anche immediatamente, e senza tentennamenti, il pieno appoggio dell'amministrazione comunale attraverso l'assessorato allo sport retto allora dal compianto Dario Bonamigo. In questo modo riuscimmo a non perdere nemmeno una gara! E nel primo week end disponibile eravamo già in pista.
Una curiosità: ricordo che la prima affiliazione, con meno di venti atleti iscritti, costò 150 mila lire (la valuta patria era ancora la liretta, e l'euro sarebbe arrivato pochi mesi dopo): c'è da sorridere pensando che oggi, ahinoi, spendiamo annualmente poco meno di duemila euro per le pratiche di affiliazione alla Fidal. Un dato che da una parte indica come sono aumentate le esigenze della Federazione, e dall'altro dà la misura dimensionale di come siamo cresciuti negli anni. In tutta la fase di passaggio i ragazzi furono seguiti da Manuel Cuman e Silvia Mocellin, bravissimi e disponibili tecnici della ex Raasm, che poi però con la nuova gestione decisero di dedicarsi alle loro attività di studio e professionali. E questo è sicuramente un rimpianto, perchè le loro erano energie e risorse preziosissime.
Così partì il Gruppo. Che nel 2005, altro passaggio fondamentale, acquisì la denominazione di "Gruppo sportivo dilettantistico scolastico Marconi Cassola" in base alle norme sullo sport dilettantistico, si trasformò, con assemblea costitutiva, in regolare associazione autonoma aderente alla Fidal secondo il codice civile - mantenendo la sede legale nella scuola e l'aggettivo "scolastico" a ricordo delle origini e della nostra "mission" - e venne, sempre dal sottoscritto, registrato all'Agenzia delle Entrate. Con unico "tutor" il nostro entusiasmo e la voglia di fare qualcosa di nuovo e diverso per lo sport giovanile.

15 marzo 2010
Indennità di preparazione tra ipocrisie e realtà

Tra gli argomenti che ricorrono nel mondo dell'atletica giovanile c'è l'«indennità di preparazione». Concetto solo all'apparenza misterioso, altrimenti denominato «indennità variabile». Ma è semplicemente il valore del cosiddetto "cartellino" dell'atleta, così come esiste in tutti gli sport. Vale la pena parlarne perchè dietro questa entità spesso si fannno moralismi inutili, qualcuno parla di "monetizzazione" o "lucro" sugli atleti. Niente di tutto questo. Meglio dire chiaro di che cosa si tratta, per evitare fantasie strane intorno alla questione che, se può risultare di difficile comprensione ai non esperti, è ben chiara, anzi chiarissima, agli addetti ai lavori dell'atletica, anche se a volte fingono di non saperlo...
Cominciamo col dire che non per tutti gli atleti c'è l'indennità. Anzi, per la stragrande maggioranza degli atleti, non esiste. E' prevista dai regolamenti federali, invece, solo per quegli atleti che hanno fatto certi risultati buoni. In quel caso, in caso di passaggio dell'atleta dalla sua società di origine a un'altra (trasferimento; in caso di prestito invece l'indennità è zero), si prevede la corresponsione di un'indennità che serve, solo in minima parte, a risarcire la società cedente dei costi che ha sostenuto per "tirar su" l'atleta. Che di solito sono notevoli e riguardano i rimborsi ai tecnici che l'hanno seguito e accompagnato a gare e allenamenti, le attrezzature acquistate, di frequente molto costose (ostacoli, giavellotti, aste ecc.), le spese per le trasferte.
La nostra misteriosa indennità, come si vede, è motivata da ragioni concrete e giuste. Una società di atletica è un sistema solidaristico: le risorse di cui dispone vengono utilizzate per l'attività di tutti gli atleti, dal più piccolo al più grande, ma è normale che per qualche atleta si "spenda" un po' di più, per aiutarlo a crescere quando dimostra attitudini particolari. Ecco che l'indennità diventa una forma di rispetto verso gli altri atleti e verso la società, la quale deve continuare ad avere le risorse per dare le stesse opportunità a tutti.
Le società lo sanno, ma a volte accade che cerchino di prendersi gli atleti senza versare la pur minima indennità di preparazione. E' ovvio che un comportamento da "furbetti" del genere va a colpire la società interlocutrice e non dovrebbe mai accadere, però purtroppo succede perchè manca la maturità necessaria a capire l'importanza di non danneggiare mai gli altri club, se si vuol far sviluppare il movimento dell'atletica. Un altro cattivo vezzo è quello di coinvolgere le famiglie sulla questione, che in realtà è squisitamente riservata ai rapporti tra club, poichè chi "riceve" un atleta interessante sa che potrà fargli ottenere qualche contributo federale in più e che un domani avrà comunque l'indennità a ristoro delle spese sostenute.
In conclusione va caldamente suggerito ai protagonisti del nostro sport di evitare furbizie e ipocrisie e di guardare la realtà per quello che è. I soldi, seppur pochi, ci vogliono, per mandare avanti le associazioni sportive. Nel nostro mondo sono cifre esigue, perfino ridicole rispetto ad altre discipline, ma sono comunque indispensabili.

31 gennaio 2010
Una voce federale da condividere al 100%

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un'intervista, uscita su un quotidiano veneto a fine 2009, di un dirigente Fidal che non conosco personalmente.
Si tratta di Odone Tubia, presidente del Comitato provinciale di Treviso. Al giornalista che gli chiedeva quale fosse il suo sogno per il 2010, Tubia ha risposto: «Una maggior correttezza di rapporti: ci sono ancora troppe situazioni in cui il futuro dell’atleta non dipende da normali relazioni tra società, ma da iniziative personali che tendono a trasformare il tesserato in merce di scambio. All’atletica serve anche un investimento in cultura».
Una frase forte, inusuale direi, in un mondo in cui si leggono sui giornali articoli che, più che racconti di cronaca, appaiono farisaici comunicati. Tubia, invece, ha messo il dito dritto su una piaga che evidentemente, dalla sua lunga esperienza in questo mondo, anche lui sa che a volte si riapre.
Devo dire che l'opinione di Tubia ha lasciato un segno. E' così che vorremmo sentire parlare il mondo della Fidal, in modo schietto, tralasciando il "politichese". Tubia parla di iniziative personali "che tendono a trasformare il tesserato in merce di scambio", e aggiunge che all'atletica "serve un investimento in cultura". Se lo dice lui, significa che c'è bisogno di tracciare una strada per far scomparire da questo mondo quelle sacche di sottocultura che ancora esistono, e che non sviluppano il movimento ma lo affossano e lo sacrificano sull'altare del proprio egocentrismo.
In fondo a questo percorso ci saranno sicuramente una maggior tutela delle società e, soprattutto, dei ragazzi. Per fortuna certi comportamenti sono ormai minoritari, riguardano degli operatori che mantengono un modus operandi deleterio. Quando la nostra società ha varato la Carta etica e ha fatto conoscere la sua Lettera aperta al movimento, segnali di condivisione sono arrivati da più parti.
Un incoraggiamento dunque ai tanti Tubia che sanno mettere al primo posto la correttezza dei rapporti e il bene dell'atletica.

31 dicembre 2009
Gli auguri speciali del Gs Marconi: buon anno!

Carissimi atleti, famiglie, tecnici, siamo giunti alla fine dell'anno e, a nome di tutto il gruppo dirigente, porgo vivissimi auguri per un 2010 sereno e proficuo. Come sapete, il 2009 è stato un anno molto bello sotto il profilo sportivo, ma non facile per la nostra società. Non tanto per la sua situazione gestionale, che è come sempre solidissima, ma per i problemi creati, diciamo, dall'esterno.
Purtroppo si sono verificate azioni che, a nostro avviso, con lo sport non dovrebbero aver nulla a che fare. Ma finalmente questo sgradevole capitolo, iniziato a gennaio 2009 e già archiviato da mesi, si chiude anche formalmente con lo scoccare del nuovo anno. Nel 2009 il Gs Marconi ha dovuto subire non poche ingiustizie e posso tranquillamente affermare senza colpa alcuna, se non quella di aver cercato di lavorare soprattutto, sempre e comunque, per il bene del gruppo e non del singolo individuo, senza trascurare nessuno: ponendo attenzione non solo all'eccellenza dei risultati ma all'atleta come singola persona nella sua complessità.
Valori che non sono stati certamente seguiti da chi ha invece voluto affermare, a tutti i costi, la propria individualità e i propri vantaggi, senza minimamente tener conto della realtà del gruppo anzi, a volte - questa è la sensazione che abbiamo avuto, basata su fatti concreti! - lavorando proprio per recare danni alla nostra realtà sportiva. Con logiche che non sviluppano lo sport giovanile, ma lo affondano, e che da noi non troveranno mai spazio. Comunque guardiamo al futuro. Queste considerazioni amare, infatti, vengono in un solo colpo cancellate quando mi trovo in mezzo a voi, quando vi trovo sudati e sorridenti, quando gli allenatori scherzano tra loro e dimostrano una collaborazione invidiabile, quando percepisco che all'interno del nostro gruppo si respira, ormai già da diversi mesi, un clima sereno, lontano da maldicenze, astio e cattiverie.
Lo sport va fatto così, altrimenti che senso ha?
Quindi un grazie di cuore agli atleti, soprattutto: oggi è facile parlar male dei giovani ma devo dire che i nostri atleti possono essere di esempio. Auguri quindi a tutti voi per un felice 2010, un anno da affrontare con tranquillità e che certamente ci darà molte soddisfazioni. Un anno nel quale inizierà ad operare la nuova alleanza tra il Gs Marconi e l'Atletica Vicentina, sempre nell'ottica di "costruire" qualcosa di nuovo e di positivo.
Auguri al mondo Fidal, ai responsabili e alle società, che si dimostrino amiche o meno.
E auguri alla Federazione, al Comitato regionale e ai vertici nazionali, con l'auspicio che si comincino a mettere in pratica quelle regole etiche minime di convivenza in grado di evitare scorrettezze.
Buon Anno Nuovo. Come sempre, da vivere in pista e in compagnia.

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